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Comune di Vallermosa

Provincia di Cagliari
Via Cavour, 2
Tel. 0781 79272 Fax. 0781 79023
pec: protocollo.vallermosa@servizipostacert.it

05/09/2010

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Storia di Vallermosa

Se la fondazione di Vallermosa si puo' far risalire con una certa sicurezza al 1645, questo non vuol dire che tale data segni l'origine degli insediamenti umani nel territorio.
Notevoli tracce di antichissime frequentazioni risalenti al periodo nuragico si trovano sparse in diverse localita': in un sito a 700 m. di quota al confine col territorio di Villacidro, chiamato Matzanni, si trovano 3 pozzi sacri, i resti di 13 capanne e di una lunga struttura muraria. I Pozzi sono costituiti da un atrio, dal vano scala e dal pozzo vero e proprio. Recenti scavi hanno evidenziato, davanti al pozzo, una serie di strutture di forma semilunare dotate di basi per le offerte votive. Presso i pozzi si svolgevano cerimonie legate al culto delle acque: sia a fini terapeutici che per la pratica dell'ordalia. Il santuario federale religioso rivestiva una funzione sociale e politica: richiamo e incontro per le popolazioni del circondario. Presso i pozzi di Matzanni i Cartaginesi costruirono un tempio, dando continuita' sacrale al sito.
Notevoli monumenti dello stesso periodo sono il nuraghe Baccheri e l'imponente complesso nuragico 'Casteddu de Fanaris', dotato di cortine perimetrali e torre centrale, contemporaneo del nuraghe di Barumini, situato al confine col territorio di Decimoputzu. Una curiosita': G.Spano ha tentato di ubicare nel territorio di Vallermosa la mitica antica citta' di Valeria.
Gli insediamenti del periodo romano erano piuttosto ragguardevoli tanto da potersi permettere una struttura termale di buona fattura. A poche centinaia di metri dal paese, in direzione Villasor sorge una chiesetta campestre edificata sui resti murari di antiche terme romane risalenti al secondo secolo d.C. di cui si possono tuttora ammirare alcuni componenti: i pavimenti, il frigidarium, la base del calidarium e l'impianto idraulico. Sono state costruite con la tecnica dell'Opus Vittatum Mixtum,(una fila di mattoni e una di tufelli). Nel IV secolo la struttura termale divenne luogo di culto cristiano. Per le decorazioni presenti venne chiamata Curte Picta.
La chiesa in seguito ando' in rovina e venne piu' volte riedificata: da ultimo nel 1926 quando assunse l'aspetto attuale.
Poco dopo il mille nuovi padroni arrivarono in Sardegna: Pisani e Genovesi invitati dal Papa per cacciare gli Arabi.
In ricompensa il giudice Mariano di Cagliari dono' loro ampi territori tra cui la curatoria di Gippi, di cui faceva parte la valle del Rio Pau, che passo' alla famiglia pisana dei Visconti.
Pau de Jossu e Pau de Susu erano alcuni dei villaggi che popolavano la Valle; i loro nomi appaiono per la prima volta nel 1094 quando il giudice Costantino li dono' ai monaci di S. Vittore di Marsiglia ai quali restarono fino al 1183.
Nel 1272 il giudice cedette in feudo la Villa di Pau de Susu (o deVignas) alla famiglia pisana dei Lanfranchi. Nel 1338 si impadroni' della Villa un notaio di Iglesias che vantava crediti nei confronti di Pisa. Durante la dominazione aragonese le due Ville continuarono a versare tributi a Pisa fino al 1414 quando passarono a Giovanni Civiller, Conte di Villasor, che ne divenne il signore feudale.
Nello stesso periodo scomparvero molti villaggi tra cui anche quelli della valle del Pau. Gli abitanti superstiti si riunirono in una zona di pianura corrispondente al territorio dell'attuale Vallermosa.
La fondazione di Vallermosa non avvenne dunque ex novo ma qualifico' giuridicamente un centro gia' esistente (pur con l'inserimento di nuovi abitanti).
L'atto di fondazione ufficiale del nuovo villaggio avvenne nel 1645 per volere di Biagio Alagon marchese di Villasor ma gli abitanti continuarono a lungo ad usare il vecchio nome di Pau. Patrono continuo' ad essere S.Lucifero al quale e' dedicata la chiesa parrocchiale costruita intorno alla meta' del XVII secolo in stile neoclassico, con la volta a botte. La costruzione delle cappelle iniziata nel 1863 fu portata a termine nel 1954. Il campanile, originariamente a vela, e' stato ricostruito e ampliato nel 1938. Una delle campane proviene dal distrutto villaggio di Pau de Susu. Nell'abside dell'altare maggiore si puo' ammirare una tela settecentesca del pittore Sebastiano Scaleta che rappresenta S.Lucifero nell'atto di intercedere per il paese.
Ben presto i coloni intrapresero con la feudalita' un contenzioso per regolamentare i rapporti all'interno del feudo, soprattutto per la parte economica e fiscale. I regolamenti, chiamati Capitoli di Grazia, vennero concessi nel 1683.
Per le note vicende storiche, la Sardegna fu assegnata al Piemonte la cui amministrazione tenne in vita i Capitoli di Grazia. Con l'editto del 1771 si raggiunse in tutta la Sardegna una certa unitarieta' amministrativa con l'istituzione dei consigli comunitativi: quello di Vallermosa era composto da 5 membri in rappresentanza dei tre ordini censuari in cui era divisa la popolazione.
Qualcosa di positivo arrivo' nel 1776 con l'istituzione dei monti frumentari. A capo della giunta amministrativa era il parroco. Purtroppo era attivo solo il monte granatico (non quello nummario).
Nel 1838 Carlo Alberto dispose l'abolizione dei feudi. Bisognava pagare al feudatario il riscatto. L'ultimo di essi ricevette come riscatto la somma di 37.619 lire sarde.
Nello stesso periodo erano attive nel villaggio altre istituzioni le cui origini si perdono nel tempo: i Barracelli, corpo di guardia campestre; il maggiore di prato, che controllava l'utilizzo dei prati da parte del bestiame; il maggiore di giustizia, che aveva il compito di far rispettar le leggi e la guardia nazionale, corpo di volontari armati che vigilavano sull'ordine pubblico, sovrapponendo spesso, la loro funzione a quella dei barracelli. La delimitazione del territorio venne effettuata nel 1842; i territori privati e quelli comunali erano situati attorno al paese, mentre quelli demaniali costituivano la fascia esterna. Nel 1851 fu istituito il catasto fondiario e quindi al tributo feudale subentrarono le tasse statali che convissero fino al 1853 con le decime ecclesiastiche.
Dopo l'abolizione dei feudi fu istituita la comunione dei pascoli chiamata comunella, che consisteva nel mettere in comune i terreni privati per il pascolo della comunita'. Potevano usufruirne anche i pastori della transumanza.
La posizione del paese, incuneato nella confluenza dei fiumi Rio Pau e Cannas era importante ai fini irrigui: ai vantaggi della posizione pero' si aggiungevano gli svantaggi derivanti dalle frequenti alluvioni che, periodicamente, devastavano le campagne e lo stesso centro abitato.
La situazione economica e sociale di Vallermosa attorno alla meta' del 1800 viene descritta da Vittorio Angius, nel suo dizionario geografico, con tinte particolarmente pesanti. Potrebbero...ma non fanno! Ma il cattivo stato della produzione agricola e la miseria degli abitanti avevano altre cause e non erano dovuti all'indolenza. La popolazione, spinta dalla necessita', era costretta ad abbandonare le coltivazioni per andare nei boschi a far legna e carbone da vendere. A questo si aggiungeva il fatto che il bestiame, specie quello forestiero, pascolava incontrastato e distruggeva parte dei raccolti. Questa situazione era continua fonte di scontri con i pastori transumanti.
Nel 1848 con l'istituzione dei consigli comunali l'autonomia amministrativa delle comunita' fece un decisivo passo in avanti benche' lo stato dei salti, aperti all'utilizzo da parte delle tre comunita' dell'ex marchesato, fu per lungo tempo causa di liti e rimostranze : gli abitanti di Vallermosa si ribellarono allo sfruttamento del loro territorio da parte delle popolazioni limitrofe.
Alla fine dell'800 e durante il primo decennio del '900 il paese contribui' al movimento migratorio noto come 'la grande migrazione'. Destinazione preferita furono le Americhe.
Dopo l'interruzione nel periodo fascista il movimento migratorio riprese all'inizio degli anni '50. Meta preferita furono le nazioni industrializzate europee: Germania, Belgio, Francia.
Alla fine degli anni '60 l'economia del paese subi' una scossa per la progressiva presenza di industrie situate nella zona industriale di Villacidro, Macchiareddu e Portovesme, operanti per lo piu' nel settore tessile e derivati dall'industria petrolchimica, che assorbirono notevole forza lavoro dal settore agro-pastorale. Come nel resto dell'isola l'esperienza industriale e' fallita con conseguente cassa-integrazione e licenziamenti.
Attualmente il paese cerca di risollevarsi con iniziative economiche di vario genere dalla crisi generale i cui versa la societa' sarda.
L'origine del nome, dalla sua fondazione nel 1645 (in sardo locale Biddaramosa) e' chiaramente spagnola. E' sempre stato accreditato il significato letterale di 'valle bella', ma recentemente e' nata l'ipotesi che il nome Vallehermosa rimandasse a quello di una famiglia spagnola vicina agli Alagon.
Il paese viene attraversato dalla s.s.193 nella sua parte inferiore. Arrivando da Siliqua appare quasi d'improvviso la piazza della chiesa di un bianco abbacinante. Chi arriva dal nord incontra le strutture di servizio: il distributore e un'area di ristoro per automobilisti dall'aspetto country. All'ingresso del paese ecco un hotel-ristorante diviso su due costruzioni che si fronteggiano. L'accoglienza continua lungo la via Roma con un ristorante-pizzeria. Fronteggiano l'hotel le strutture sportive e uno spazio dedicato agli spettacoli. Il comune e' dotato di una farmacia, di un ambulatorio comunale, di due studi medici e di uno dentistico. Istruzione e cultura sono rappresentati dalla scuola materna, dalla primaria e dalla secondaria di primo grado che fanno parte dell' Istituto Comprensivo di Siliqua, nel paese opera una biblioteca ben fornita e un centro polifunzionale; la moderna struttura di un museo si staglia verso le montagne a nord del paese.
Poco distante dal paese sorge la chiesetta campestre di S. Maria costruita sui resti delle terme che e' diventata meta di numerosi pellegrini e devoti.
L'attivita' economica prevalente e' sempre stata quella agropastorale: attualmente Vallermosa conta 35 aziende agricole con circa 15000 capi ovini; esistono altre forme d'allevamento secondarie ma pur sempre significative: caprini, 7 aziende e 770 capi; equini, 3 aziende e 22 capi; vi sono inoltre alcune aziende avicole con circa 11000 capi. Invero fino alla seconda guerra mondiale erano operanti alcune piccole fabbriche di laterizi che utilizzavano l'argilla di buona qualita' presente nel territorio; purtroppo l'alimentazione dei forni avveniva a scapito dei boschi.
Un moderno oleificio lavora una discreta quantita' di olive, la cui coltivazione costituisce una buona integrazione al bilancio familiare degli abitanti.
La mancanza di strutture irrigue e il conseguente sistema di coltivazione di tipo oasistico ha bloccato lo sviluppo delle colture protette e delle altre coltivazioni di tipo industriale (carciofi, pomodori, barbabietole ecc.) che, nei paesi vicini come Decimoputzu e Villasor, ha costituito una valida alternativa al lavoro in fabbrica. Le coltivazioni tradizionali, grano e avena, che in passato costituivano la base della produzione agricola sono state del tutto abbandonate. Qualche ulteriore risorsa proviene dal terziario:dal settore statale e da alcuni operatori del settore ricettivo e di quello commerciale e distributivo operanti nella zona industriale, dove tre aziende specializzate nel settore dell'edilizia e in quello idraulico operano ormai a livello regionale. Invece la piccola fabbrica di tappeti sardi ha fermato la sua produzione.
L'ambiente e' ancora in buona parte intatto e la riscoperta di costumi e tradizioni possono dare una spinta alternativa a diversificare lo sviluppo economico che ha visto crollare il settore industriale di riferimento, (petrochimica e tessile) su cui erano state riposte le speranze per un riscatto appena sfiorato e subito svanito. Nell'area boscosa di Gutturu Mannu, ci sono delle zone attrezzate per i picnic e le escursioni naturalistiche.
Vallermosa ha conservato e usa tuttora la varieta' del sardo campidanese simile a quella dei paesi del Medio Campidano. Questo anche per ragioni storiche legate all'appartenenza alla Curatoria di Gippi.
Per quanto riguarda le feste tradizionali si festeggia con grande partecipazione (20 maggio) S. Lucifero patrono delle antiche ville scomparse; A. Figus (autore di alcuni libri su S.Lucifero e sulle chiese di Vallermosa) ipotizzava addirittura che il Santo fosse stato ospite del convento annesso alla chiesetta paleocristiana di S. Maria i cui festeggiamenti (8 settembre) non sono da meno di quelli in onore del patrono.
Si stanno riscoprendo, anche in funzione turistica, tradizioni e sagre come quella della 'Pira Camusina' (o 'cambusina' adatta alla 'cambusa', che dura molto tempo), la Sagra della Pecora e la Festa della Montagna, che richiama a Matzanni la popolazione di Vallermosa e dintorni. Queste ed altre occasioni di incontro vedono la partecipazione del gruppo Folk col riscoperto antico costume. La festa dell'arte che si svolge d'estate a cura della associazione culturale locale crea eventi musicali e artistici di vario genere. Nuovi fermenti dal lato culturale: nel 2005 il comune di Vallermosa si e' gemellato con quello catalano di Pedrola anche in seguito alle ricerche sulle proprie origini. Il recupero della antica casa Montis, in stile campidanese, ha permesso di avere uno spazio aperto alle piu' svariate iniziative socio-culturali. Il nostro comune e' stato per tre anni, 2004-2006, promotore e sede del premio letterario di poesia satirica in sardo, 'S'Arri' (lo Sberleffo) ideato dal poeta-scrittore Francesco Carlini (premio letterario Grazia Deledda 2002) che ha pubblicato raccolte di poesie come Biddaloca e Murupintu e il romanzo Basilisa.
Nell'ampia sala consiliare avvengono presentazioni di nuovi libri, dibattiti letterari e culturali come quello sulla poesia satirica in Sardegna, sulla storia, archeologia e cultura locale,
compresi gli antichi mestieri e le tradizioni; ricerche concretizzate in alcune pubblicazioni e in ricorrenti mostre fotografiche.
S.Crobu

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